Su di me

Donna coraggio

Maria, 31 anni. Convivente, psicologa, animalista, ginnasta, da sempre amante della lettura e della scrittura, di cui quest’ultima mai approfondita seriamente. Affascinata da tutto ciò che è arte, in qualsiasi forma!

Da un po’ di tempo un impulso sconosciuto mi ronzava nella testa: condividere le mie battaglie con le altre persone che ogni giorno lottano per ritrovare la luce. Voglio tornare a sentirmi viva condividendo con voi – uomini e donne – le difficoltà che possono irrompere nella quotidianità, per poi ritrovare insieme la forza di guardare avanti! Troppo a lungo ho tenuto tutto dentro e questo non ha fatto altro che avvelenare la mia anima! Credo fermamente che l’unico modo per reagire sia metabolizzare gli eventi, mentalizzandoli. Per far questo il primo passo è manifestare le emozioni e non chiudersi nella sterilità della solitudine.

Come ci si sente quando ogni prospettiva sembra condurre solo verso un vicolo cieco? Come…

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In piena tempesta

tempesta

Quando, pochi giorni fa, il mondo mi è crollato addosso, immaginavo il dolore che avrei provato nei giorni seguenti… Immaginavo cosa significasse avere tutte le carte in regola per pensare: “in questo pancino c’è vita”… Gonfiore, dolori, instabilità dell’umore (e chi più ne ha più ne metta!), ma dover ricollegare il tutto ad un’improvvisa sospensione della procedura e alla sospensione di ogni terapia. Avevo visto davanti ai miei occhi quanta tristezza mi avrebbe avvolto. Eppure, non immaginavo abbastanza… Mi sento in piena tempesta! Bisognerà reagire velocemente, ma il punto è che non so proprio da che punto ripartire. Il mio compagno dice sempre: “bisogna sempre rialzarsi altrimenti la vita ti divora…”. Eppure le nostre notti continuano ad essere insonni.

Nei prossimi giorni cercherò di staccare un po’, di riposare e di raccogliere idee ed energie andate perse! Poi vi racconterò qualcosa di più interessante!

A presto!

Su di me

Maria, 31 anni. Convivente, psicologa, animalista, ginnasta, da sempre amante della lettura e della scrittura, di cui quest’ultima mai approfondita seriamente. Affascinata da tutto ciò che è arte, in qualsiasi forma!

Da un po’ di tempo un impulso sconosciuto mi ronzava nella testa: condividere le mie battaglie con le altre persone che ogni giorno lottano per ritrovare la luce. Voglio tornare a sentirmi viva condividendo con voi – uomini e donne – le difficoltà che possono irrompere nella quotidianità, per poi ritrovare insieme la forza di guardare avanti! Troppo a lungo ho tenuto tutto dentro e questo non ha fatto altro che avvelenare la mia anima! Credo fermamente che l’unico modo per reagire sia metabolizzare gli eventi, mentalizzandoli. Per far questo il primo passo è manifestare le emozioni e non chiudersi nella sterilità della solitudine.

Come ci si sente quando ogni prospettiva sembra condurre solo verso un vicolo cieco? Come è possibile continuare a lottare quando il tuo futuro inizia a somigliare ad un crudele sconosciuto? Come ci si rialza dal fango che ti ha avvolto? Come comportarsi di fronte alle decisioni più ardue e importanti della vita?

Il fiore di loto vive nelle zone stagnanti, con le radici ben salde ed ancorate alla palude, eppure, riesce a mantenersi pulito, facendo sbocciare fiori dalla bellezza inenarrabile Ulteriori informazioni su: Significato Loto - Fiori - Significato fiori http://www.giardinaggio.org/fiori/significato-fiori/loto.asp

Il fiore di loto vive nelle zone stagnanti, con le radici ben salde ed ancorate alla palude, eppure, riesce a mantenersi pulito, facendo sbocciare fiori dalla bellezza inenarrabile
Ulteriori informazioni su: Significato Loto – Fiori – Significato fiori http://www.giardinaggio.org/fiori/significato-fiori/loto.asp

Ciò che vivo da quando ho fatto l’amara scoperta di essere una “donna-endometriosi” – e permettetemi di dirlo: “donna-coraggio”! – è degno di un romanzo! Le epopee per la ricerca di centri medici adeguati, di dottori competenti, prelievi sconosciuti alla gran parte dei laboratori analisi e il dover convivere con le emozioni contrastanti che ruotano e avvolgono tale esperienza.

Tante volte mi sono sentita sola di fronte ad un problema che accomuna milioni di donne ma che paradossalmente non ha ancora ricevuto soluzioni adeguate. Tante volte famiglia e amici si sono allontanati inermi e incapaci di offrire alcun genere di aiuto. Il mio desiderio è che, dopo di noi, mai più nessuna donna debba vivere questi sentimenti per una malattia così subdola! Dobbiamo lottare tutte pretendendo maggiore ricerca e, soprattutto, rispetto!

Spesso ho pensato di arrendermi, di non farcela. Tante volte ho chiesto al Cielo perchè… Perchè proprio io, perchè proprio noi. Eppure, durante questo cammino, sono cambiata, sono cresciuta mio malgrado, ma sono anche maturata e ho compreso che la forza delle donne è qualcosa di sconosciuto, remoto ma allo stesso tempo grandioso, brutale…

Mai sfidare una persona ferita e sofferente perchè quando vorrà saprà ribaltare ogni situazione, oltrepassare ogni ostacolo per raggiungere i suoi desideri.

Così, alla fine di tutto, so che non mi arrenderò…

Primo giorno post (non)transfer

Eccoci qui. I miei racconti iniziano oggi, 3 luglio 2014, una data tanto attesa! Sì perchè nei giorni scorsi avevo spesso immaginato come sarebbe stato il mio primo giorno di cova post transfer! Mi immaginavo emozionata, attenta ad evitare ogni sforzo, poi magari ogni tanto attenta ad ascoltare qualche fatidico (fanta)sintomo e poi di nuovo alla ricerca di distrazioni per ingannare il momento e per non crearmi false illusioni!

Invece no. Oggi è il mio primo giorno post (non)transfer dopo la mia prima ICSI. Avevo immaginato le mille emozioni che avrei provato, tranne quella attuale che proviene da una fitta sorda in pieno stomaco. Sì come un pugno in pieno volto, come un tonfo a terra, lo sprofondare nel fondo di una voragine, scavata improvvisamente dal destino e dal quale si osserva il mondo impotenti e inermi.

Ieri, 2 luglio, giorno della Madonna delle grazie, il mio unico ovocita maturo dei cinque prelevati, non ha resistito. Dopo la fecondazione è andato degenerando… Ho trascorso due giorni di attesa disperata. In me la speranza che fosse l’embrioncino buono. Quello che, seguendo la tenacia di mamma e papà si sarebbe attaccato fortemente a me per giungere a conoscerci! In me anche la paura che quell’unione tra ovocita e spermatozoo non sarebbe mai arrivata a creare la vita!

Ieri, in clinica, l’attesa era snervante. Le emozioni rimbombavano contrastanti nella mia anima. Man mano che trascorrevano i minuti si faceva sempre più strada in me la paura che ci fosse qualcosa che non andava. La vescica scoppiava e, alla richiesta in accettazione se potevo svuotarla, dopo alcune telefonate interne, è stata sì. Ora comprendevo che non dovevo sottopormi a nessun transfer! Dopo due ore, ecco giungere la mia dottoressa e il biologo per accompagnarmi in una semplice stanza per colloqui. Era proprio vero, non dovevo sdraiarmi su nessun lettino, non dovevo spogliarmi questa volta, non c’era più speranza per noi. Negli occhi della mia ginecologa un misto di impotenza, rammarico e dispiacere. Il biologo mo donava sguardi inteneriti. Alle loro prime parole io già versavo lacrime. Era solo l’annunciazione di ciò che sapevo già ma che respingevo tenacemente nei due giorni precedenti. Stavolta piangevo dignitosamente. Ero silenziosa, sola, avvolta nel mio dolore! Ho avuto la forza soltanto di chiedere un paio di dubbi che mi avrebbero altrimenti tormentato e via… Un abbraccio forte da parte della dottoressa e giù per le scale. Nel piano di sotto i miei genitori ad attendermi. Ho fatto solo cenno di no con la testa. Anche loro ormai avevano compreso cosa stesse accadendo. Erano lì pronti ad arginare il mio dolore. Allo stesso modo in cui una madre del mondo animale lecca le ferite del suo cucciolo. In accettazione, in procinto di pagare per il servizio ricevuto, le mie lacrime inondavano tutto. Nell’aria c’era solo odore di catastrofe. Una coppia presente mi osservava terrorizzata: chissà se fossero lì per iniziare il nostro stesso percorso a ostacoli!

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